Contenuti e metodi

OBIETTIVI

I macro-obiettivi di ED.UMA.NA sono:

  • prevenire la violenza, promuovere una cultura della nonviolenza attiva e contrastare la ‘mancanza di senso’, garantendo la diminuzione di situazione di disagio relazionale e il miglioramento delle relazioni ad ampio raggio;
  • far crescere comunità educanti nonviolente formate da genitori, insegnanti, studenti, studentesse e il territorio;
  • canalizzare gli sforzi di contrasto a ogni forma di discriminazione (cyberbullismo, bullismo, stereotipi di genere, razzismi…);
  • attivare una rete di Scuole Nonviolente.

SAPERI

ED.UMA.NA si avvale dell’approccio Umanista Universalista che considera una visione del mondo in cui tutto è in relazione e in evoluzione. ED.UMA.NA propone un’educazione rivolta a una cultura umanocentrica, cioè un’educazione che contribuisca a cambiare il mondo, umanizzandolo. L’essere umano è il valore centrale. La comunità diventa risposta all’isolamento e alla solitudine. Questa trasformazione personale e sociale mira al superamento dei conflitti interni ed esterni e della sofferenza umana, generatrice della violenza.

ED.UMA.NA si ispira anche ai contributi di diversi pedagogisti contemporanei (Piaget, Montessori, Freire, Massa), ad alcune metodologie didattiche esistenti (apprendimento cooperativo, maieutica reciproca) e al pensiero di alcuni studiosi che hanno promosso la nonviolenza (dal fondatore dell’umanesimo universalista Mario Rodriguez Cobos detto Silo a Marshall B. Rosenberg, Silvia Bonino, Piero P. Giorgi, Pat Patfoort, Danilo Dolci).

L’applicazione della Pratica segue una modalità da ecosistema, si adatta alle esigenze di chi la pratica e si modella a seconda delle componenti della comunità in cui è praticata; si alimenta di interazioni con gli elementi del contesto sociale, ambientale, infrastrutturale e organizzativo.

CONTENUTI

I contenuti di ED.UMA.NA sono gli stessi nei percorsi diversi (per docenti, genitori, studenti) ma vengono affrontati e sperimentati con modalità diverse, a seconda dei partecipanti:

  • coscientizzazione della violenza;
  • grammatica della comunicazione generativa nonviolenta;
  • riconoscimento delle chiavi di apprendimento;
  • senso della comunità;
  • rafforzamento del mondo interno e del corpo;
  • informazioni sulle diverse forme di discriminazione e bullisimo.

METODOLOGIE

La Pratica comprende un insieme di azioni pedagogiche che sono applicate trasversalmente all’interno di proposte didattiche e formative. Queste azioni tendono a modificare spazi, tempi e relazioni al fine di creare un clima adeguato per mettere in atto comportamenti nonviolenti e poter costruire una personalità nonviolenta.

Le metodologie utilizzate sono di grande importanza per una pratica di educazione alla nonviolenza: è necessario che esse stesse siano portatrici di modalità nonviolente e che non incatenino la creatività di ciascuno.

Maieutica e approccio induttivo.

La Pratica ED.UMA.NA adotta un approccio esperienziale e induttivo: ogni percorso è adattato alla specifica situazione per favorire il processo della consapevolezzai ed eventualmente del cambiamento. La Pratica privilegia un lavoro condiviso in modo maieutico: meglio domandare anziché dare risposte, ovvero agire sulla problematica per renderla più leggibile nella sua totalità. Coinvolgendo attivamente i partecipanti, si permette loro di sperimentare risultati positivi, superando l’approccio alla prevenzione fondato sulla trasmissione di informazioni.

Interdisciplinarità.

Gli interventi educativi della Pratica ED.UMA.NA sono interdisciplinari: il processo di integrazione di competenze è indispensabile per affrontare in modo completo ed efficace la costruzione di una personalità nonviolenta e per superare la frammentazione dei saperi connessa all’organizzazione della scuola tradizionale.           

Apprendimento cooperativo o Cooperative Learning.

È un sistema di gestione della classe che prevede l’espletamento di compiti affidati a gruppi definiti di alunni, in cui ogni alunn* ha un ruolo specifico e il gruppo deve conseguire un duplice obiettivo. Con l’apprendimento cooperativo si persegue infatti un obiettivo didattico, relativo alla produzione del prodotto, e un obiettivo sociale sul piano della cooperazione.

Peer education.

Con i ragazzi e le ragazze dai 14 ai 18 anni, si privilege il peer to peer o educazione tra pari. Il gruppo dei pari costituisce per gli adolescenti un contesto imprescindibile per costruire la propria identità. I coetanei fungono da agenti di socializzazione e consentono ai ragazzi e alle ragazze di mettersi alla prova, confrontandosi tra loro senza timori reverenziali. Si attiva un processo spontaneo di passaggio di conoscenze, di emozioni e di esperienze da parte di alcuni membri di un gruppo ad altri membri di pari status; questo mette in moto un’esperienza di sintonia profonda tra i soggetti coinvolti e permette di sviluppare ambiti di discussione e momenti di transfert intensi.
La peer education si fonda sul riconoscimento del passaggio dal periodo dell’infanzia, in cui le relazioni più significative sono quelle di tipo verticale, al periodo dell’adolescenza, in cui emerge il bisogno di relazioni orizzontali, in cui l’interazione sia caratterizzata da simmetria, eguaglianza, complementarietà, mutuo controllo. Una buona esperienza di relazione tra pari aumenta la capacità di fiducia in se stessi e nell’altro, essenziale per la costruzione di relazioni nonviolente.
I tutor tra pari vengono formati per accompagnare le ragazze e i ragazzi più piccoli nei loro percorsi di crescita nonviolenta: secondo il principio di reciprocità i tutor “passano” ad altri quello che hanno “ricevuto” a loro volta.