Contenuti e metodi

GLI OBIETTIVI EDUCATIVI

Gli obiettivi rigurdano tutti i campi di sviluppo di un approccio nonviolento: personale, interpersonale e sociale. Sono obiettivi di riferimento che si snodano trasversalmente nelle attività durante l’intero percorso.

  • Riconoscere le diverse forme della violenza e i meccanismi della violenza.
  • Riconoscere e gestire emozioni e bisogni.
  • Gestire il conflitto e imparare a riconciliarsi con se stessi e con gli altri.
  • Sviluppare la fiducia interiore e nell’essere umano.
  • Permanere nel contatto con se stessi.
  • Esercitare la coerenza interna ed esterna.
  • Dare pari importanza a corpo, pensiero, emozioni.
  • Saper costruire un’immagine tracciante del proprio futuro.
  • Conoscere il linguaggio della comunicazione diretta e nonviolenta.
  • Sviluppare il pensiero laterale.
  • Comprendere, accettare e valorizzare la diversità.
  • Sviluppare la cultura della reciprocità e del dialogo.
  • Riconoscere l’ambiente come luogo educante.
  • Saper cooperare e collaborare per lo sviluppo del bene comune

I SAPERI

ED.UMA.NA si avvale dell’approccio Umanista Universalista che considera una visione del mondo in cui tutto è in relazione e in evoluzione. ED.UMA.NA propone un’educazione rivolta a una cultura umanocentrica, cioè un’educazione che contribuisca a cambiare il mondo, umanizzandolo. L’essere umano è il valore centrale. La comunità diventa così risposta all’isolamento e alla solitudine. Si propone una trasformazione personale e sociale che mira al superamento della sofferenza umana, generatrice della violenza.

ED.UMA.NA valorizza le culture che – fin dall’antichità – sostengono l’importanza della comunità, guarda alla filosofia africana dell’Ubuntu circa l’interdipendenza degli esseri umani, tiene conto delle avanguardie pedagogiche del secolo scorso e delle recenti scoperte neuroscientifiche in materia di apprendimento.
La pratica educativa coniuga il pensiero di alcuni pedagogisti e filosofi contemporanei – innanzitutto Freire, Massa, Morin, Cobos (conosciuto come Silo) – con alcune metodologie didattiche esistenti (apprendimento cooperativo, maieutica reciproca) e con i contributi di studiosi che hanno promosso la nonviolenza in ambito educativo (Danilo Dolci, Johan Galtung, Claudio Naranjo, Pat Patfoort, Marianella Sclavi, Olivier Turquet, Marshall B. Rosenberg, Gianfranco Zavalloni, Mario Aguillar, Silvia Bonino).

L’applicazione della Pratica segue una modalità da ecosistema: si adatta alle esigenze di chi la pratica e si modella a seconda delle componenti della comunità in cui è praticata; si alimenta di interazioni con gli elementi del contesto sociale, ambientale, infrastrutturale e organizzativo.

I CONTENUTI

I contenuti specifici della formazione sono gli stessi nei percorsi diversi (per docenti, genitori, studenti) ma vengono affrontati e sperimentati con modalità diverse, a seconda dei partecipanti:

  • origini e meccanismi della violenza personale e sociale;
  • grammatica della comunicazione generativa nonviolenta;
  • chiavi dell’apprendimento;
  • senso della comunità;
  • valorizzazione del mondo interno e del corpo;
  • strumenti e metodi per la didattica cooperativa e maieutica con sistema di autovalutazione;
  • informazioni sulle diverse forme di discriminazione (stereotipi di genere, bullismo, cyberbullismo, razzismo, omofobia).

LE METODOLOGIE

La Pratica comprende un insieme di azioni pedagogiche che sono applicate trasversalmente all’interno di proposte didattiche e formative. Queste azioni tendono a modificare spazi, tempi e relazioni al fine di creare un clima adeguato per sperimentare un ambiente nonviolento.

Le metodologie utilizzate sono di grande importanza per una pratica di educazione alla nonviolenza: è necessario che esse stesse siano portatrici di modalità nonviolente e che non incatenino la creatività di ciascuno.

Maieutica e approccio induttivo.

La Pratica ED.UMA.NA adotta un approccio esperienziale e induttivo: ogni percorso è adattato alla specifica situazione per favorire il processo della consapevolezzai ed eventualmente del cambiamento.
La Pratica privilegia un lavoro condiviso in modo maieutico: meglio domandare anziché dare risposte, ovvero agire sulla problematica per renderla più leggibile nella sua totalità. Coinvolgendo attivamente i partecipanti, si permette loro di sperimentare risultati positivi, superando l’approccio alla prevenzione fondato sulla trasmissione di informazioni.

Interdisciplinarità.

Gli interventi educativi della Pratica ED.UMA.NA sono interdisciplinari: il processo di integrazione di competenze è indispensabile per affrontare in modo completo ed efficace la costruzione di una personalità nonviolenta e per superare la frammentazione dei saperi connessa all’organizzazione della scuola tradizionale.           

Apprendimento cooperativo o Cooperative Learning.

È un sistema di gestione della classe che prevede l’espletamento di compiti affidati a gruppi definiti di alunni e alunne, in cui ognuno ha un ruolo specifico e il gruppo deve conseguire un duplice obiettivo. Con l’apprendimento cooperativo si persegue infatti un obiettivo didattico relativo alla produzione del prodotto, e un obiettivo sociale sul piano della cooperazione.

Peer education.

Con i ragazzi e le ragazze dai 14 ai 18 anni, si privilege la peer education o educazione tra pari. Il gruppo dei pari costituisce per gli adolescenti un contesto imprescindibile per costruire la propria identità. I coetanei fungono da agenti di socializzazione e consentono ai ragazzi e alle ragazze di mettersi alla prova, confrontandosi tra loro senza timori reverenziali. Si attiva un processo spontaneo di passaggio di conoscenze, di emozioni e di esperienze da parte di alcuni membri di un gruppo ad altri membri di pari status; questo mette in moto un’esperienza di sintonia profonda tra i soggetti coinvolti e permette di sviluppare ambiti di discussione e momenti di transfert intensi.
La peer education si fonda sul riconoscimento del passaggio dal periodo dell’infanzia, in cui le relazioni più significative sono quelle di tipo verticale, al periodo dell’adolescenza, in cui emerge il bisogno di relazioni orizzontali, in cui l’interazione sia caratterizzata da simmetria, eguaglianza, complementarietà, mutuo controllo. Una buona esperienza di relazione tra pari aumenta la capacità di fiducia in se stessi e nell’altro, essenziale per la costruzione di relazioni nonviolente.
I tutor tra pari vengono formati per accompagnare le ragazze e i ragazzi più piccoli nei loro percorsi di crescita nonviolenta: secondo il principio di reciprocità i tutor “passano” ad altri quello che hanno “ricevuto” a loro volta.