Novara: I bambini sono sempre gli ultimi

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In “I bambini sono sempre gli ultimi. Come le istituzioni si stanno dimenticando del nostro futuro” Daniele Novara tematizza il disinvestimento educativo delle istituzioni che si è solo aumentato durante la pandemia, ma che esiste da almeno vent’anni. Il momento per interrogarsi davvero sulla situazione dei bambini nel nostro Paese, quindi, non può più essere rimandato, ed è necessario cominciare dalle domande fondamentali: quando abbiamo smesso di occuparci di infanzia? Perché? Chi sono gli agenti di questa situazione disastrosa? Come possiamo rimettere i bambini e le bambine al centro del discorso?

Daniele Novara denuncia i provvedimenti presi durante l’emergenza sanitaria che hanno cancellato i piccoli dal discorso pubblico, ma anche dalla vita pubblica, rendendoli da un lato bambine e bambini invisibili e dall’altro caricandoli della paura di essere loro gli “untori“.

Nel primo capitolo Novara ripercorre come negli ultimi decenni i bambini e le bambine abbiano perso progressivamente l‘infanzia in nome della sicurezza: non si possono sporcare e saltare nelle pozzanghere, non possono giocare in cortile… perdono così la possibilità di salire sugli alberi (e di superare sempre i propri limiti), di giocare in un gruppo spontaneo di bambini/e (quindi di esercitare le competenze relazionali tra pari), di giocare senza la presenza (il controllo e l’intervento) degli adulti.

Nel secondo capitolo affronta come da un lato si denunci il calo demografico, e dall’altro manchino completamente le politiche a sostegno della genitorialità. Fare o adottare un/a bambino/a è sempre più difficile, è un percorso ostacoli, in cui troppo spesso mamme e papà sono lasciati soli.

Nel terzo capitolo tematizza la “rinuncia educativa“: se da un lato i genitori non hanno più un ruolo educativo, dall’altro la scuola ha disinvestito per quanto riguarda l’aspetto educativo. Tra diagnosi neuropsichiatriche sempre più frequenti, stipendi da fame e il mancato riconoscimento da parte delle istituzioni di avere personale professionale e permanentemente formato a partire dal Nido, il panorama tracciato è a dir poco sconfortante. A questo si aggiunge l’analisi sulla morte della pedagogia italiana, senza risparmiare la critica sull’incapacità italiana di fare tesoro del pensiero della nostra grande Maria Montessori.

Nell’ultimo capitolo però Novara sposta il discorso: bambine e bambini sono una risorsa, non dobbiamo sottovalutare le loro competenze. Se ben accompagnati, diventeranno cittadini consapevoli e noi adulti (tutti) dobbiamo stipulare con loro un’alleanza, un patto intergenerazionale per avere cura gli uni degli altri e insieme prenderci cura della terra. Novara cita Greta Thunberg e Mala, dei Consigli Comunali dei Ragazzi come esempi virtuosi in cui i giovani fanno sentire la propria voce. A noi sta ascoltarli, imparare ad ascoltarli, maieuticamente… Occorre ritrovare una collaborazione tra scuola, società e pedagogia aggiunge il fondatore del Centro PsicoPedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti www.cpp.it.

Restituire il futuro ai bambini e alle bambine è importante!

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